'Miseria e nobiltà': scritta nel 1888, Paolantoni la riporta al Garibaldi

Foto dalla rete (francescopaolantoni.com)
Santa Maria Capua Vetere - "Sì, figlio mio, sono tuo padre... che ha passato tanti guai, tra la miseria vera e la falsa nobiltà"
Questo è il senso dell’ennesima rivisitazione di 'Miseria e nobiltà', farsesca rappresentazione teatrale scritta nel 1888 da Edoardo Scarpetta, padre di altrettanto famosi Edoardo, Titina e Peppino De Filippo, che presero il cognome dalla madre. Francesco Paolantoni e Nando Paone con la regia di Armando Pugliese, riportano sul palco in pieno splendore l’opera che vide protagonista nel 1954 il grande Antonio de Curtis in arte Totò, nella parte di Felice Sciosciammocca. Commedia allegra che si affaccia realisticamente su temi ancora attuali, come la tragedia della miseria, orfana a quei tempi della Social card e di una grottesca nobiltà sbandierata dietro un discutibile arricchimento, che pone i personaggi alla stregua dei titolati dal sangue blu. Il testo riadattato e reso fruibile all’attualità di una moderna e attenta platea numerosa, che rende onore agli autori con un tutto esaurito, in una stagione che in questo nuovo anno si propone nello stile e nella filologia del dettame teatrale all’avanguardia, rappresentato da un cartellone di tutto rispetto, con un prologo degno dei migliori palcoscenici nazionali.
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