Solo Show.

(foto www.marianone.blogspot.com)
Napoli - Lasciate fuori le incertezze e la ragione, voi che entrate come uccelli fuori dalla gabbia, dubbiosi della loro sorte, qui incontrerete il meglio del circo e dell’attrazione non convenzionale,non abbiate paura del Minotauro, abbandonatevi all’abnegazione del Polpo d’amor per la sua Medusa, concedete un pezzo di etere al “TaDa” del Freak Instruments, non cedete alle angherie dell’Abissal Guitar, ammirate la grandezza dell’Uomo Vivo e vi prego sostenete lo Human Pignata in cerca della ragione all’esistenza … “L’illusione è tutto nella vita.”
Il Solo Show non poteva che essere tutto ciò, ovvero non un insieme di voyeur ma una sospensione dell’incredulità umana, come sostiene il sovversivo dello spartito, il reclutatore di suoni perduti, il direttore titolato alla rappresentazione ispirata al Circo Barnum, in voga alla fine dell’ottocento, ossia il mitologico Vinicio Capossela.
Le due date necessarie a contenere i Rancorosi, i Caposselliani e i creduloni, si svolgono nel pieno stile del suo autore, che fa di tutto per rendere la vita un illusoria espressione temporale, incantando gli audaci presenti con uno spettacolo pirotecnico nella forma ed esplicativo con l’amore, con versi incantevoli e suoni ricavati dagli strumenti più disparati, adoperati in una musicalità olimpica, tratti dal suo ultimo capolavoro intitolato appunto “Da Solo”.
Il Cristallarmonio , il piccolo Toy piano, il Theremin e l’enorme Mighty Wurlitzer, producono suoni che trasportano il pubblico in un salto nel tempo, guidati dal mito e dai suoi esperti musicisti, compagni di viaggio e amici dello stesso bancone confuso di boccali colmi di derivato del malto, raddoppiato per le occasioni speciali, un freak-show dedicato in un tempo alle canzoni del nuovo album, che mostrano anche evidente stonature e lassi di memoria a cui Vinicio ci ha talmente abituati che non riusciamo a vederne la bruttura, ma diventano parte integrante dello sproloquio. “Il gigante e il Mago”…. “quando il treno è già passato, quando non c’è più riscossa, quando il freddo è nelle ossa solo allora puoi trovare il gigante e il mago”, “La Clandestinità”, la proficua poetica di “Parla piano” … “sopra il volto tuo pago il pegno di volere ancora avere ammalarmi di te, raccontandoti di me”, al Tip Tap di “Una giornata perfetta”…. O il valzer di “Il paradiso dei calzini” … “chi ha abusato di napisan o di cloritina, chi si è sfatto con la candeggina” fino alla bellissima “Lettere di soldati” … “Uccidere non è peccato se non sei ucciso tu ,uccidere non è peccato se è regola e lavoro … “
Sulla scenografia fatta di immagini, di attrazioni e sotto la bellissima insegna illuminata a tema si esibisce Christopher Wonder, il mago Ta Da, simbologia del carosello con applicazioni improprie di magia semiseria diverte, senza distogliere lo spettatore dall’irrealtà della contemporaneità, introducendo un secondo tempo dove Vinicio ripercorre parte della sua storia musicale, da “Bardamu” alla famosa “Con una rosa” che scatena il perpetuo entusiasmo dei creduloni, catturato e rinchiuso in una gabbia d’oro, come il più feroce dei felini, si spalma addosso una voluttà azzurra espressione semiotica del “Marajà”, alla marcia di liberazione in favore dei deboli del mondo attraverso le disavventure di “Spessotto” e ancora nel ritmo di “Che cossè l’amor“ dall’inno all’”Uomo vivo”, all’urlo di Ulisse in “Brucia Troia”, in un finale da Solo con il piano, brulicando arpeggi dedicati alla memoria dell’ amico scomparso per mano di una moglie ruvida ma indispensabile a “Nutless”.
Varcando la porta dell’Augusteo siamo ritornati nell’infimo della normalità.
Vinicio Capossela stereoteista d’avanguardia.
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