Camorra: Francesco Schiavone, il capoclan con l'amore per l'arte

Salito alla ribalta negli anni '80, fu rintracciato sotto terra nel 98 dalla Dia. In casa sua una biblioteca dedicata a Napoleone e una miriade di disegni
18/08/2009 - 10:29

Casal di Principe - Francesco Schiavone Sandokan sale alla ribalta sul finire degli anni Ottanta, col feroce regolamento di conti tra le famiglie di Antonio Bardellino e Mario Iovine. Si schiera in armi con il secondo, col quale uscirà vincente dalla prima mattanza anche grazie all’appoggio di Vincenzo De Falco, che poi finirà a sua volta ammazzato dal duo Schiavone-Iovine per aver spifferato ai carabinieri il luogo del summit dove cadrà Francesco Bidognetti, il quarto del gruppo. Seppellito il socio delatore, Schiavone diventa Capo fra i capi casalesi. Pentiti e soffiate lo descrivono pieno di carisma, dall’animo imprenditoriale, poco incline alla gratuita macelleria che non porta soldi ma solo più sbirri e problemi. Forte di un esercito di mille uomini, «Sandokan» entra due volte in prigione ma esce sempre per decorrenza dei termini. La terza volta, sarà anche l’ultima: l’11 luglio 1998 la Dia lo rintraccia sotto terra, in un bunker ricavato tra le fondamenta di uno dei suoi tantissimi rifugi. Nel covo Schiavone ha una biblioteca dedicata a Napoleone, il suo idolo, che Schiavone dipingeva sempre di spalle al contrario delle tante immagini del Cristo a cui il boss, con pennellate naïf, sostituiva il volto con una faccia più sorridente, la sua, incorniciata nei lunghi capelli corvini, un tutt’uno con barba, baffi e Ray-Ban a goccia. Tra una latitanza e l’altra, Sandokan ha preso in giro chi gli dava la caccia facendo partorire ben tre dei suoi sette figli alla moglie Giuseppina, sospettata di gestire l’indotto economico della Famiglia, comparsa ad aprile dello scorso in tv per difendere il marito. Sempre in tv, stavolta alle Iene, in soccorso di Sandokan è accorso il padre: «Saviano è un buffone», ha tuonato menttre lo scrittore era sull palco in piazza a Casal di Principe con Bertinotti. Non è una novità. La famiglia si è stretta sempre intorno a don Francesco, e a suo fratello Walter, famoso per atroci misfatti e per aver chiesto al suo architetto di costruirgli una villa identica a quella di Al Pacino-Tony Montana in Scarface. Per dormire tranquillo Sandokan aveva arruolato tanti familiari, tra cui due cugini: Francesco e Carmine. Il primo sta pagando la fedeltà col carcere, il secondo si è pentito. A Carmine l’«infame» gliel’hanno giurata tutti, e anche la figlia non gliel’ha mandata a dire: «È un grande falso, un bugiardo, che ha venduto i suoi fallimenti. Una bestia. Carmine non è mai stato mio papà». C’è e ci sarà un solo padre da queste parti: Francesco
Schiavone. A cui hanno brindato tutti gli invitati al matrimonio del figlio Carmine, convolato a giuste nozze in coincidenza con i funerali dell’imprenditore Michele Orsi, l’imprenditore ucciso dai killeri di Giuseppe Setola nel giugno dello scorso anno.


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