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Camorra: arrestato Gabriele Brusciano, la spalla destra del killer Setola

Ha favorito la latitanza del boss Setola e di altri esponenti del clan dei casalesi. Fu già arrestato nell'ottobre 2008 per 416 bis
03/12/2009 - 16:12

Gabriele Brusciano detto Massimo

Casal di Principe - Un decreto di fermo emesso dalla Dda di Napoli è stato eseguito dalla squadra mobile di Caserta nei confronti di Gabriele Brusciano, 31 anni, detto 'Massimò’, già conosciuto alla forze dell'ordine, e considerato un fedelissimo di Giuseppe Setola, il capo dell'ala stragista dei casalesi, da tempo in carcere a Milano. Per Brusciano l'accusa è di concorso in associazione di tipo mafioso. Dalle indagini è emerso che Brusciano avrebbe ricoperto, nell'ambito della fazione dei casalesi, facente capo a Francesco Bidognetti, detto 'Cicciotto e mezzanotte’ e a Giuseppe Setola, il ruolo di fiduciario sin dall'inizio della latitanza di Setola.
Brusciano, in particolare è accusato di avere fornito un importante supporto logistico al gruppo di fuoco provvedendo a individuare rifugi e a fornire di auto, moto, armi e munizioni a Setola e altri latitanti come Giovanni Letizia, Alessandro Cirillo e Oreste Spagnuolo. Brusciano, hanno spiegato gli investigatori, è stato, tra l'altro, per lungo tempo l'autista di Setola e in alcuni casi era l'unico a conoscere gli spostamenti del boss e i suoi rifugi. Allo stesso tempo procurava il munizionamento per le armi impiegate - ad esempio i proiettili calibro 7x62 rinvenuti sui luoghi delle stragi del 18 agosto e del 19 settembre 2008 esplosi dai micidiali mitragliatori kalashnikov imbracciati dai killers e da Giuseppe Setola. Il ruolo fiduciario svolto da brusciano è confermato sopratutto dalla circostanza che egli faceva da autista o staffetta nei vari spostamenti di Setola, in alcuni casi era l’unico a conoscere l’ubicazione dei covi. Avrebbe anche assicurato insieme con un altro fedelissimo della cosca, Salvatore Santoro, detto 'Salvaturiellò, 22 anni di Aversa, anche lui arrestato dalla squadra mobile il 24 ottobre del 2008, i rapporti tra Setola, gli altri membri del gruppo di fuoco e gli affiliati alla fazione di Bidognetti, attraverso i 'pizzini’ contenenti gli ordini del capo. Gabriele Brusciano, insospettabile imprenditore, socio insieme con il fratello Luigi di un'avviata impresa la 'Sider legno’ di Napoli, titolare di un porto d'armi, percepiva un normale stipendio dall'organizzazione, ma la sua affiliazione alla cosca era stata mantenuta segreta da Setola, anche nei confronti di altri componenti dello stesso gruppo di fuoco, così come rivelato anche dal pentito Oresto Spagnuolo.
Brusciano era già stato arrestato per 416 bis in esecuzione di un provvedimento di fermo della Dda di Napoli nell’ottobre del 2008, ma il tribunale del Riesame aveva annullato la successiva ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dall’ufficio Gip in sede di convalida, ritenendo insufficienti gli elementi indiziari raccolti a suo carico. Gli investigatori della polizia, recentemente, hanno fornito ulteriori decisivi elementi che hanno portato all’emissione del nuovo provvedimento restrittivo, in particolare sono stati individuati alcuni veicoli utilizzati dal gruppo di fuoco che erano stati forniti da brusciano che ne aveva la disponibilità attraverso delle ‘teste di legno’. In particolare sono state ricostruite le vicende di una moto che Brusciano aveva acquistato tramite un prestanome e che era stata utilizzata in alcuni raid omicidiari e che era stata poi sequestrata in uno dei covi dove furono arrestati il 30 settembre 2008 i latitanti, braccio armato del gruppo, Oreste Spagnuolo, Giovanni Letizia e Alessandro Cirillo.
Tali decisive risultanze investigative sono state suffragate dalle dichiarazioni di alcuni importanti collaboratori di giustizia che hanno rivelato la storica contiguità al clan Bidognetti di alcuni componenti della famiglia Brusciano e del loro ruolo nel riciclaggio dei proventi delle attività illecite del clan che venivano investiti nella costituzione di imprese fittizie attraverso le quali venivano realizzate truffe che procuravano ulteriori ingenti guadagni alla organizzazione camorrista.
Nei confronti di Brusciano c’è l’aggravante di avere commesso il fatto con finalità di terrorismo, per l’uso indiscriminato della violenza praticato dal gruppo Setola al fine incutere terrore e panico nella collettività e riaffermare prepotentemente la propria criminale auttorità sul territorio.


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