"Porta la sporta", una campagna contro i sacchetti di plastica
Recale - «Lo usi per pochi minuti, lui resta per mille anni». L’associazione “Cruna” di Recale e il centro di accoglienza “Casa Ruth” di Caserta, per un giorno, insieme in una campagna di sensibilizzazione contro l’uso dei sacchetti di plastica. L’incontro è avvenuto, domenica scorsa, nella chiesa di Santa Maria Assunta, in via Municipio, a Recale. Le suore orsoline del centro che offre riparo e assistenza alle immigrate sottratte alla prostituzione e alle donne sole o con figli in stato di difficoltà, erano ospiti del parroco Franco Catrame, che ha voluto celebrare la centralità della donna in chiave non retorica. Alla messa vi erano anche gli attivisti di “Cruna”, che, in questi giorni, sono impegnati in un’attività di volantinaggio in favore delle borse per la spesa in fibra naturale, uno dei prodotti di artigianato che le donne di “Casa Ruth” vendono come forma di sostentamento. «In Italia – dichiara Vincenzo De Angelis, portavoce di “Cruna” – le buste di plastica dovevano essere messe al bando dal 1 gennaio 2010, nel rispetto delle direttive comunitarie, ma il “decreto milleproroghe” ha fatto slittare di un anno questa scadenza. Perché aspettare? Usando dei sacchetti di canapa, di lino o di qualsiasi altra fibra naturale, magari acquistandoli attraverso i canali dell’artigianato solidale, come quello messo in piede da “Casa Ruth”, si compie un gesto che aiuta l’ambiente e dà una mano a chi vive condizioni di disagio». Nel 2009, gli italiani hanno usato e gettato via circa 4 miliardi di sacchetti per la spesa: tonnellate di plastica che si riversano nelle discariche, negli inceneritori o, peggio, nell’ambiente e trascinate nei fiumi e nel mare. «Ci vogliono fino a mille anni – spiega De Angelis – per degradare una busta: nel frattempo, il polietilene con cui è fatta si decompone in polimeri più piccoli e altamente tossici che avvelenano il suolo e l’acqua. I sacchetti non si possono riciclare, perché il recupero costerebbe più delle materie prime». Così si continua a fabbricare sempre nuove buste, consumando petrolio e immettendo altra CO2 nell’atmosfera.
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